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Tenuta Hofstaetter raccontata da Paolo Foradori

By Geisha Gourmet

La vita di Paolo Foradori, deus ex machina della cantina Hofstaetter, portabandiera del Gewurztraminer e del Pinot Nero altoatesino, sembra niente più e niente meno quella di Indiana Jones. E’ una vita vissuta – almeno questo è quello che mi  è parso di capire dalle sue parole – sull’onda delle passioni e di un’inossidabile forza di volontà, coadiuvata da una grinta e da una vitalità fuori dal comune che lo porta anche oggi, a 80 anni, a guardare il mondo facendo progetti e mettendo nel cassetto sogni. Il che non è comune.

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Paolo Foradori, trentino e zio di Elisabetta Foradori (la regina del Teroldego, donna del vino tra le più famose d’Italia e ambasciatrice della viticoltura biodinamica), voleva fare il vino fin da piccolo. Ma il padre, avvocato, sognava per lui una carriera notarile. La “tragedia”, come la chiama Paolo, ovvero la bocciatura agli esami di maturità, in verità è la sua grande fortuna. Da quel momento si trasferisce a Innsbruck e inizia a lavorare nel settore del vino ad alti livelli. Poi l’incontro con Sieglinde Oberhofer, un colpo di fulmine a una festa, suggellato da un ballo disastroso («non ho mai saputo ballare, le ho pestato i piedi mille volte», confessa Paolo) ma galeotto, e dal matrimonio nel 1959. Sieglinde era erede di un’antica famiglia della zona di Termeno che possedeva vigneti eccellenti sul versante orientale della Val d’Adige. Anche la famiglia di Paolo possedeva vigneti di grande pregio e sin dall’adolescenza Foradori aveva sognato di fare da quelle uve vini pregiati, specie Pinot Nero, la sua grande passione. E così ha fatto, lavorando fianco a fianco al suoceroe costruendo anno dopo anno una delle realtà più belle dell’Alto Adige e d’Italia.

Nessun articolo potrà sostituire il racconto dalla viva voce di Paolo della sua vita piana di avventure, della sua passione per il volo e il brevetto da pilota specializzato nell’atterraggio sui ghiacciai; di quel 1984 in cui il maltempo rase al suolo il suo prezioso vigneto di Riesling (altra grande passione); della sua casa immersa nelle vigne, del suo rapporto con i figli, di una vita piena di soddisfazioni ma anche dura al punto da spaccargli – letteralmente – la schiena.

Poi bevete i suoi vini e i vini che ora sono anche di suo figlio Martin, che da poco ha deciso di acquistare una storica cantina della Mosella, la Dr. Fisher, per rilanciarla, assieme al socio Nick Weis. Li bevete e ci trovate quell’anima tempestosa e piena di persone piene di vita e di storia. Ed è questo, credo, che faccia la differenza.

Poi c’è la storiografia, che vi cito qui come da sito web:

Chi é alla ricerca della Tenuta Hofstätter, si ritrova, attraversando il groviglio di vicoli di Termeno, nell’ampia piazza del municipio, con il bar e la chiesa.

L’azienda vitivinicola ha la propria sede in un’imponente costruzione del XVi secolo che all’epoca venne realizzata per l’imperial-regia stazione di posta e che ospitó poi la locanda “Schwarzer Adler” (Aquila Nera) di Maria Hofstätter, una prozia di Martin Foradori. in cantina c’era il marito, Josef, che produceva i suoi primi vini. Quale fosse il potenziale dei poderi della tenuta, fu scoperto non molto dopo dal nipote Konrad Oberhofer che dal 1942, assieme alla moglie Luise, aveva assunto la guida dell’azienda.

Per primo in Alto Adige cominció a tenere separate le uve per podere, sia durante la vendemmia che nella successiva lavorazione in cantina. in questo modo fu in grado di lavorare separatamente e nei modi piú appropriati le diverse uve, dando il nome dei poderi ai rispettivi vini. La figlia di Konrad Oberhofer, Sieglinde, sposó nel 1959 Paolo Foradori, erede di un’antica famiglia della zona che possedeva vigneti eccellenti sul versante orientale della Val d’Adige.

E questi poderi vennero lavorati e riuniti a quelli tutt’attorno a Termeno dalla cantina al centro del paese, che oggi reca il nome dell’allora fondatore, Josef Hofstätter.

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